Castiglione della Pescaia

Posted by on lug 28, 2011 in Castiglione della Pescaia | 21 comments

Castiglione della Pescaia

L’area in cui sorge gran parte del territorio comunale era quasi interamente occupata dal mare. Durante il Pliocene, era geologica in cui vi fu l’orogenesi appenninica l’area di Poggio Ballone rappresentava l’unica terra emersa, costituendo già all’epoca un imponente promontorio collegato alla terra ferma soltanto alle estreme propaggini settentrionali.
Durante il Quaternario vi fu un graduale sollevamento degli originari fondali marini di circa trecento metri, fenomeno che creò le premesse per la formazione della pianura alluvionale lungo gli ultimi tratti dei fiumi Bruna ed Ombrone, creando così nuove terre emerse ed il ritiro del mare di decine di chilometri verso sud-ovest. Tra i due corsi d’acqua rimase tuttavia un grande specchio d’acqua che non venne mai riempito, nonostante la formazione del cordone sabbioso a est di Castiglione della Pescaia, ove attualmente sorge la Pineta del Tombolo. L’area in oggetto divenne di fatto un bacino lacustre salato, il Lago Prile, la cui salinità venne sfruttata per la raccolta di sale fino al periodo tardomedievale, epoca in cui divenne un’area palustre per l’intera perdita di salinità. Le bonifiche iniziate dai Lorena nel corso del Settecento portarono alla bonifica dell’area malsana, causa della diffusione della malaria, con le varie opere di canalizzazione che hanno lasciato nella riserva naturale Diaccia Botrona ciò che resta dell’antico bacino lacustre.

L’abitato di Castiglione della Pescaia ha origini medievali anche se è nota fina dall’antichità la presenza di un abitato in prossimità dell’antico lago Prile. Anticamente il lago era in comunicazione col mare e costituiva forse l’area portuale dell’antica Vetulonia. Del periodo etrusco le testimonianze di più grande splendore sono state rinvenute presso la frazione di Vetulonia, mentre altri ritrovamenti sono venuti alla luce nella parte occidentale del territorio comunale tra la Val Beretta e Pian di Rocca, zona che risultava già abitata in epoca preistorica.
L’area in cui sorge l’abitato di Castiglione della Pescaia risultava essere invece un importante insediamento romano, visti i resti archeologici rinvenuti presso la riva destra del fiume Bruna in prossimità del porto-canale, tra i quali spiccano i resti della villa romana delle Paduline. L’oppidum romano, Salabrone, in prossimità dell’antico lago Prile era collegato al resto del territorio attraverso la presenza accertata nei documenti di una strada consolare ed una selciata, i cui resti sono andati perduti nel corso dell’Ottocento, che dall’abitato romano si dirigevano rispettivamente verso la pineta del Tombolo e verso Giuncarico

L’area venne abbandonata tra il tra il V e il VII sec ma entrando verso il  X sec.  sotto il controllo dei Pisani ebbe una progressiva rinascita e ripopolamento. Il dominio pisano ebbe inizio a partire dal 962, pur essendoci discontinuità di potere che, sul finire dello stesso secolo, vide alternarsi inizialmente gli Aldobrandeschi, poi i monaci dell’abbazia di San Salvatore al Monte Amiata. Proprio in questo periodo fu costruito il primitivo borgo medievale nella parte bassa, che era racchiuso dalle Mura Pisane, di cui rimangono pochi elementi nella zona detta dell’Orto dei Lilli, la Torre dei Lilli e la Portaccia. Successivamente, il paese iniziò una fase di prosperità nel XII secolo l’insediamento castellano passò alla famiglia Lambardi che controllava all’epoca la frazione di Buriano e infine divenne un libero comune in epoca duecentesca. Nel 1274 i Pisani ripresero il potere che mantennero fino alla fine del Trecento, periodo in cui fu istituito di nuovo il libero Comune di Castiglione della Pescaia, che con un atto di sottomissione a Firenze riuscì a farsi garantire la protezione. Durante il Quattrocento, ebbe termine la lunga fase di libero Comune, nel 1432 la conquista senese e subito dopo quella da parte delle truppe di re Alfonso V d’Aragona di Spagna. Nel 1449 le truppe del Principato di Piombino riuscirono a liberare l’intero borgo, fatta eccezione del castello che rimase un presidio aragonese. Nel 1460 il castello fu ceduto alla famiglia Piccolomini di Siena, che lo vendette quasi un secolo più tardi (1559) ai Medici, nel cui granducato era entrato a far parte pochi anni prima il rimanente borgo: da allora venne istituito il Marchesato di Castiglione, che fino al 1737 lasciò un certo grado di autonomia locale in abito granducale. Nel XVII secolo, a causa dell’abbandono e delle gravi condizioni ambientali conseguenti alla politica dei Medici, Castiglione si riduce ad un borgo di poche anime finché, con l’avvento dei Lorena e la conseguente bonifica il sito riprende vigore e si afferma come centro peschereccio più importante del comprensorio.
L’abitato medievale antico si trovava quindi nella parte bassa circondato da mura di cui rimangono le già citate Portaccia e Torre dei Lilli  e i resti inglobati in una abitazione in via C. Colombo. Nel luogo dell’attuale castello sorgeva invece una unica torre, detta Pisana e ora parte dell’attuale castello. Il sito, diventando nei secoli meno difendibile venne progressivamente abbandonato a scapito della parte alta .La cinta muraria attuale rispecchia la sistemazione quattrocentesca aragonese con tre porte e undici torri. Le cortine murarie si uniscono sul lato a mare all’attuale castello frutto di progressivi rimaneggiamenti: la prima parte è composta dalla torre Pisana a cui furono aggiunte nel tardo medioevo altre due torri poi unite da murature nel rinascimento. L’intero complesso ha subito interventi di ristrutturazione nei secoli successivi, prima con i Lorena verso la fine del Settecento e, infine, agli inizi del Novecento sotto la direzione dell’architetto Lorenzo Porciatti. Altro edificio importante è il Palazzo Eleonora, palazzo cinquecentesco, dato da Cosimo I in appannaggio alla moglie Eleonora di Toledo, ingloba parte di una costruzione più antica di cui sono ancora visibili una trifora tamponata e capitelli in pietra.

Chiesa di Santa Maria del Giglio, l’edificio è parte integrante della cinta muraria, nel XIII secolo si hanno notizie della chiesa come cappella della guarnigione. La chiesa non presenta alcuna facciata in quanto inglobata tra antiporto e mura, è a navata unica con abside retto. L’attuale edificio è del 1773. Chiesa di San Giovanni Battista, costruita nel lato Nord a ridosso della cinta muraria. Viene citata già nel XII secolo e nel XIII viene riportata quale sito di custodia di reliquie di San Guglielmo di Malavalle. L’edificio attuale risale al XVI secolo e l’interno ha una copertura a capriata a vista e abside retto, degno di nota il fonte battesimale in pietra scolpita. Sopra la porta d’ingresso vi è un bassorilievo altomedievale con al centro una croce e ai lati un’aquila ed un agnello. Il Porto Antico, i ritrovamenti di resti di epoca romana presso la riva destra del fiume Bruna, in prossimità del porto-canale presso la foce, fanno ipotizzare l’esistenza di un approdo fin da quel periodo storico, anche se non sono emersi elementi diretti che lo testimonino.
In epoca medievale, il porto era un’infrastruttura strategica per il litorale maremmano, tanto da essere “protetto” dall’imponente complesso fortificato del Castello, che sorge sulla vetta del promontorio sovrastante.
Durante il secolo scorso, il porto è divenuto uno dei principali della zona, sia come approdo turistico che per le attività di pesca.

DINTORNI
IL PADULE:RISERVA REGIONALE DELLA DIACCIA BOTRONA
Tra Castiglione della Pescaia e Grosseto, nel Padule, una zona palustre sconosciuta ai più e che per secoli ha giocato un ruolo importantissimo nella storia e nell’evoluzione del territorio di Maremma, si trova la riserva della Diaccia Botrona. Benché assai ridotta rispetto alla sua estensione originaria e assediata da centri abitati e coltivazioni, rappresenta un tassello nel complesso mosaico di zone umide costiere, fortunatamente risparmiate dalle grandi opere di bonifica. (vedi scheda sulle aree protette)

CASA XIMENES
Detta anche “casa rossa”, è situata a circa un km dal centro nel Padule di Castiglione. L’edificio è uno degli esempi più rappresentativi di ingegneria civile, fu progettato da Leonardo Ximenes all’epoca dei Lorena. E’ costituita da un corpo centrale a pianta rettangolare a due piani e copertura a padiglione. In facciata sono visibile tre arcate in mattoni con piloni di bugnato. Al suo interno è stato recentemente adibito un nuovissimo punto di osservazione: il museo multimediale.

CASTELLO DELLE ROCCHETTE
Il fortilizio, visibile a Nord di Cstiglione è arroccato su una scogliera a picco sul mare. Ancora visibili la cinta muraria, la torre e una struttura adibita probabilmente come guarnigione e come carcere. Sono presenti anche una cappella ed una cisterna. La rocca conquistata da Alfonso d’Aragona attualmente è di proprietà privata.

PIAN D’ALMA
In tale località sono visibili i resti di un torrione quadrato che fa pensare possa essere ciò che resta del castello di Alma attestato in un documento del 973 come proprietà dell’abbazia di Sestinga.

PUNTA ALA
Punta Ala, un Tempo Punta Troia, era luogo di confine tra il Principato di Piombino a nord e il Granducato di Toscana a sud. Fu il famoso aviatore Italo Balbo a cambiare il nome al promontorio quando  venne ad abitare nella zona. A difesa di questo tratto costiero dalle invasioni dei pirati vennero costruite le fortificazioni ancora presenti nella zona. Torre Hidalgo, che domina il moderno centro abitato dall’alto del promontorio, fu fatta costruire da Cosimo I nel 1560-’61 per esercitare un controllo strategico sul golfo e sul litorale settentrionale. Nella prima metà del secolo scorso fu acquistata da Italo Balbo assieme al Castello di Punta Ala che fu sua residenza dal 1932 e per questo detta anche Torre Balbo. Il Castello di Punta Ala, fatto costruire attorno alla metà del Cinquecento da Cosimo I de’ Medici , si trovava non lontano dal confine con il Principato di Piombino. L’edificio venne ristrutturato dai Lorena nella seconda metà del Settecento e trasformato nel corso del secolo successivo in abitazione privata. La Torre degli Appiani, costruita su preesistenze medievali dai signori di Piombino (Appiani) è posta sull’Isolotto dello Sparviero di fronte all’attuale abitato e i suoi resti sono visibili anche dalla terra ferma.
Il moderno centro turistico si è invece sviluppato nei nostri giorni ed in particolare negli anni ’70. La località è rinomata oggi per le regate veliche che vengono organizzate dal locale “Yacht club” e per il porto turistico legato alla barca Luna Rossa. Il luogo è meta turistica di elite in ogni stagione, grazie alla presenza di lussuosi residence, seconde case e imbarcazioni di ogni genere ormeggiate presso il porto.

TORRE DI CALA GALERA
A circa 4 km a sud della Torre Balbo, di proprietà privata si erge la torre di Cala Galera, unica struttura di tipologia spagnola a pianta circolare.

CASA GALERA
Costruzione nei pressi degli attuali Ponti di Badia, che prende il nome dal fatto che i Pisani, nel XII secolo vi tenevano ormeggiata una ” galera ” per il controllo dei loro diritti sulla pesca e sui commerci del lago.

BADIOLA AL FANGO
Su una lingua di terra, sulle sponde del lago, sorse intorno al 1000 un monastero di Benedettini, intorno al quale si sviluppò un piccolo centro abitato, i cui abitanti erano dediti alla pesca. Nel medioevo vi sorse anche una torre Pisana, scomparsa come il resto degli edifici, dei quali restano pochi ruderi. L’abbazia fu abbandonata con l’invasione degli Aragonesi.

ISOLA CLODIA
Sull’attuale collinetta situata all’estremo angolo Nord della palude incontriamo le rovine di una villa romana, che la famiglia dei Clodi fece costruire nel I secolo a.C. su quella che allora costituiva un’isola presso le sponde del lago Prile, a quell’epoca ancora salubre. Ad ovest della collina restano tracce di una strada di accesso, costituita da pietra serena e pietre scistose locali. Ad est invece la collina è tagliata a terrazze circolari. I ruderi oggi visibili sono costituiti da due pareti costruite con una fodera esterna di conci che riveste un conglomerato di uno spessore di 80 cm. circa.

BURIANO
E’ arroccato nella parte nord-orientale sulle prime propaggini sud-orientali di Poggio Ballone.

Il paese sorse attorno al X secolo come feudo degli Aldobrandeschi, che successivamente lo cedettero alla famiglia locale dei Lambardi; questi ultimi controllarono il luogo fino alla prima metà del Trecento.
Nel 1332 Buriano passò sotto l’egemonia di Siena ma, alcuni anni dopo, fu ceduto ai Pisani; nel 1398 Buriano fu conquistato dagli Appiani di Piombino che lo inglobarono nel loro principato.
Da allora, il paese rimase ininterrottamente nel Principato di Piombino fino al 1815, anno in cui fu annesso definitivamente al Granducato di Toscana e, da allora, ne seguì le sorti.
Gran parte degli edifici racchiusi nel nucleo storico di Buriano risalgono al periodo rinascimentale, fatta eccezione per la rocca e per la pieve di epoca medievali.
La Rocca Aldobrandesca, risalente al periodo medievale, si presenta come un insieme di edifici in pietra disposti attorno ad un cortile interno. La Pieve di Santa Maria in Arcione compare nei documenti a partire dal 1051, è costituita da un’unica navata, al cui interno è custodito il braccio reliquiario di San Guglielmo risalente alla metà del Settecento.
Romitorio di San Guglielmo, Piccola chiesa del Cinquecento situata fuori dall’abitato, che si presenta in forme rustiche con elementi settecenteschi dovuti al restauro successivo. La chiesa sorge nel luogo in cui precedentemente apparve la Madonna a San Guglielmo ed è, da sempre, meta di pellegrinaggi.

VETULONIA
È situata su una collina a ovest di Buriano, sul versante meridionale di Poggio Ballone, conta una popolazione di circa 200 abitanti.

Il borgo è di origini etrusche ed è noto per aver dato a Roma i simboli littori dei fasci e della scure, ritrovati infatti nella Tomba del Littore.  Della città da notizia Dionigi di Alicarnasso, secondo cui Vetulonia nel VII secolo a.C. era alleata dei Latini contro Roma ma, la scoperta dell’esatta ubicazione dell’antica città etrusca, è un fatto relativamente recente. Nel medioevo il nome di Vetulonia fu infatti sostituito con un altro, quello di Colonna di Buriano e, col passare dei secoli, si perse anche la localizzazione esatta della città che divenne  oggetto di ricerche che la identificarono, in modo erroneo, in altri centri quali Viterbo,Vulci, Marsigliana d’Albegna, Orbetello, oltre a Poggio Castiglione (Massa Marittima). Solo gli scavi ottocenteschi intrapresi da Isidoro Falchi,  archeologo dilettante, portarono all’esatta localizzazione dell’antica città che ,dopo quasi sei secoli, con il Regio Decreto del 1887, riacquistò il nome della sua antica epoca di splendore: Vetulonia

Nel paese sono presenti i resti delle mura dell’Arce dette ciclopiche, costruite probabilmente nel VI-V secolo a.C., che sono la prova dell’esistenza di un centro urbano importante. Il ritrovamento di molte monete (soprattutto in rame) comprovano la sua autonomia e l’egemonia economica.
All’apice della sua potenza, la Vetulonia etrusca fu un importante centro commerciale, dove lavoravano molti orefici. In seguito con la nascita dell’Impero romano, divenne un centro urbano di secondaria importanza.
Si sa poco della Vetulonia medievale, anche per la scarsità dei documenti. Con il tempo, però, il borgo cambiò nome – assumendo prima quello di Colonnata e poi quello di Colonna di Buriano, inizialmente possesso dei vescovi di Lucca, poi a lungo conteso tra i signori Lambardi di Buriano e l’abbazia di San Bartolomeo di Sestinga, quest’ultima divenuta la proprietaria intorno all’anno 1000.
Nel 1323 il comune di Massa Marittima acquistò quest’area, che passò di proprietà nove anni dopo (1332) al comune di Siena. Nel corso del Trecento entrò a far parte della Repubblica di Siena, sotto la quale rimase fino a metà Cinquecento quando venne inglobata nel Granducato di Toscana.
In paese si può visitare il Museo Archeologico Isidoro Falchi, posto nella piazza Vetluna. Nelle sale, recentemente restaurate e riallestite, sono in mostra alcuni reperti etruschi rinvenuti nelle tombe e nel resto della città tra cui molti corredi funebri anche in oro e argento. Gli oggetti hanno forbice cronologica che va dal X al I secolo a.C.  Si può inoltre vedere il Convento della Madonna delle Grazie un tempo Abbazia di San Bartolomeo di Sestinga, costruito nel XI secolo. Le sue rovine mostrano una torre angolare con porta ad arco. L’affresco della Madonna delle Grazie, di scuola senese, è attribuito ad uno degli allievi di Matteo di Giovanni. L’Oratorio di Santa Maria delle Grazie sorse durante il periodo medievale e conserva al suo interno un affresco quattrocentesco. Il Cassero è ciò che resta dell’antico fortilizio medievale. Il complesso è costituito da strutture murarie in pietra che risultano meglio conservate nell’edifico turriforme. Di un certo interesse la  Chiesa dei Santi Simone e Giuda che venne edificata in epoca medievale in stile romanico e rimaneggiata nelle epoche successive;

GLI SCAVI ARCHEOLOGICI DI VETULONIA
La città etrusca di Vetulonia (Vetluna) si trova all’ingresso dell’attuale paese su un altura del territorio castiglionese. Nell’antichità sorgeva nella sponda opposta del Lago Prile rispetto alla città di Roselle. Le prime testimonianze sono riferite al IX secolo a.C., dove si insediano intorno all’attuale paese di Vetulonia due diversi villaggi villanoviani che poi si riuniranno intorno al VI secolo a.C.  Le tombe a pozzetto che occupano i siti delle alture circostanti (Poggio la Guardia,
Poggio alle Birbe, Poggio al Bello e Colle Belvedere), sono probabilmente riferibili al primo villaggio, mentre le analoghe necropoli dei vicini Colli Baroncio e Dupiane possono essere messe in riferimento al secondo.
Tra le fine del IX-inizio VIII sec. a.C. compaiono tombe, sempre a pozzo, non più isolate, ma inserite entro grandi circoli di pietre. Si trovano inoltre le prime tombe a fossa che segnano il graduale cambiamento dell’ideologia funeraria: dalla cremazione all’l’inumazione. Negli ultimi decenni dell’VIII sec. a.C. predomina l’uso di tombe a fossa ad inumazione, inserite entro circoli di pietra bianca e sormontate da tumuli di terra.
Queste tombe dette della tipologia dei“circoli” hanno restituito corredi funerari particolarmente ricchi con grandi tesori di oreficeria e vasi preziosi di provenienza orientale  oltre che prodotti della metallurgia locale. Nella seconda metà del VII sec. a.C. compaiono le grandi tombe monumentali in muratura dette a tholos, alcune delle quali visibili lungo la via dei Sepolcri.

Il territorio su cui Vetulonia esercitava il suo controllo era estremamente ampio, nord raggiungeva le Colline Metallifere, ad est confinava con il territorio rosellano, a sud-est si affacciava sul lago Prile. Ad ovest, infine, raggiungeva il Tirreno confinando così con il territorio di Populonia. Agli inizi del VI sec. a.C. si assiste alla fioritura di numerosi centri minori in tutto il territorio controllato da Vetulonia. Si tratta di piccoli insediamenti situati in punti strategici per lo svolgimento di attività produttive e commerciali: sono i centri minerari di Selvello, San Germano, Poggio Zenone e del Lago dell’Accesa.
Agli inizi del VI sec. a.C. la diminuzione delle tombe e l’impoverimento dei corredi fanno rilevare l’inizio di una crisi  da mettere probabilmente in rapporto  con il contemporaneo emergere dell’altra città posta sulla sponda del lago Prile: Roselle.

La necropoli è particolarmente estesa e non tutta visitabile. Numerosi i resti di sepoltura: tombe a “fossa” inseriti dentro circoli di pietra bianca (tra i più importanti il circolo dei Lebeti e la tomba del Littore). Di grande impatto le tombe che aprono lungo la via dei Sepolcri. La prima che si incontra, è la Tomba del Belvedere, una struttura a camera quadrangolare con corto dròmos d’ingresso. Nella camera funeraria si aprono piccole nicchie destinate ad accogliere gl’inumati. La pseudocupola che ricopriva l’intera costruzione è invece crollata. Più avanti la Tomba della Pietrera, La tomba, che prende il nome dal fatto che i contadini del luogo se ne servivano come cava di pietra, rappresenta il più grande monumento funebre di Vetulonia. La struttura è in realtà composta da due tombe sovrapposte la prima, quella inferiore, con camera funeraria circolare, crollò probabilmente sotto il peso del tetto durante la costruzione o subito dopo. Riempita quindi la prima tomba, poichè non più utilizzabile, fu iniziata l’edificazione della seconda. Questa con camera quadrangolare, dromos di accesso, e due piccole celle contrapposte sulle pareti. La struttura era infine ricoperta da una pseudocupola sorretta da un pilastro centrale ancora conservato e  il tutto era sormontato da un tumulo di terra. Proseguendo sulla strada si intravedono nella vegetazione altri tumoli non ancora scavati e si raggiunge la tomba del Diavolino 2 (la Tomba del Diavolino 1 venne smontata nel 1800 e ricostruita nel museo Archeologico di Firenze). La tomba ha camera sepolcrale di forma quadrangolare con pennacchi d’angolo di raccordo alla  pseudocupola. La copertura si conserva solo nella parte inferiore, la parte superiore è frutto del restauro che ha ricostruito anche il pilastro centrale di cui si conservava solo la base. in pietra alber Anche questa sepoltura aveva un lungo dròmos di accesso alla camera vera e propria. Ancora più avanti si trova il sentiero che porta la tomba della Fibula d’oro con dromos e camera sepolcrale quadrangolare.
La prima cinta muraria si fa risalire invece alla fine del VII secolo e inizio del VI secolo avanti cristo e racchiudeva al suo interno un grande centro urbano di circa 120 ettari Fra le varie aree di scavo vi sono anche testimonianze di insediamenti di epoca romana presso Costa dei Lippi.

 

ABBAZIA DI SESTINGA
A pochi km. da Vetulonia, nei pressi degli scavi, sul poggio di Badia Vecchia si trovano i resti dell’Abbazia di S. Bartolomeo a Sestinga , edificata in epoca medievale (XI secolo) in un’area dove il vescovato di Lucca possedeva numerosi beni fin dall’Alto Medioevo fu abbandonata circa un secolo e mezzo dopo quando l’abbazia venne ricostruita sul poggio de Il Convento. Del primitivo complesso religioso sono visibili alcuni resti, gran parte dei quali incorporati in un edificio rurale.
L’Abbazia di Sestinga Nuova divenne la sede dei monaci Benedettini ed assunse un ruolo di primo piano tra i complessi monastici medievali della provincia di Grosseto; nei secoli successivi conobbe anch’essa un periodo di decadenza e, attualmente, si presenta sotto forma di ruderi.

Nei dintorni, in località Case di Vetulonia, si trova il Castello di Casallia, complesso di origini medievali originariamente adibito a convento.

TIRLI
Il piccolo paese è situato sul dorsale di una collina vicina a Castiglione della Pescaia e conta circa 400 abitanti. Famoso per i suoi boschi e la cacciagione che li abita.
Se ne hanno le prime notizie nel IX secolo. Nel XII secolo fu presente nel paese San Guglielmo d’Aquitania, fondatore dell’ordine dei Giglielmiti. Nel XVI Tirli fu distrutta dai turchi. L’abitato fece successivamente parte del territorio dello Stato di Piombino.
In paese si può visitare La Chiesa di Sant’Andrea Apostolo deve il suo attuale impianto da un ampliamento del 1669 di una cappella più antica. L’attuale sistemazione è dovuta agli Agostiniani, che la consacrarono nel 1674. Gli altari della chiesa, a navata unica e in stile vagamente romanico, sono opera di Andrea Ferrari, uno dei maestri luganesi che operarono in quest’area. Nell’altare maggiore sono custodite le reliquie di S. Guglielmo e la costola del drago che uccise a Malavalle.

EREMO DI SAN GUGLIELMO O MALAVALLE E ACQUEDOTTO XIMENIANO
E proprio nei pressi di Tirli e Castiglione della Pescaia, in provincia di Grosseto, benché sperduto nell’entroterra, abbandonato a sé stesso e completamente avvolto dalla vegetazione della macchia mediterranea, l’eremo di San Guglielmo, costruito in una zona di bassa collina, nel luogo esatto dove l’eremita visse gli ultimi anni della sua vita.
Inoltrandosi nel bosco per pochi chilometri, sempre costeggiando l’acquedotto Ximeniano (realizzato nella seconda metà del ‘700), si scorgono i resti delle mura, dai quali si può risalire alla pianta dell’eremo; esso ricalca la struttura dei conventi benedettini: la presenza di una corte di fronte alla chiesa addossata sul lato sinistro, secondo uno stile riscontrato anche presso il Monastero di San Rabano presso i Monti dell’Uccellina, e gli ambienti, ovvero le celle dei monaci, disposte intorno al chiostro centrale.
La chiesa, oggi inaccessibile senza gli adeguati permessi, è risalente alla prima metà del XIII° secolo, è addossata alla parete principale della cinta muraria; costruita in chiaro stile romanico, rispecchia i caratteri principali dell’architettura eremitica toscana, con un semplice schema icnografico ad unica navata centrale rettangolare, divisa in tre campate da solidi semipilastri, senza contrafforti esterni, su cui sono impostati due archi trasversali che reggono la volta a botte a sesto leggermente acuto (e non con struttura lignea del tetto a vista).
Peculiarità della costruzione è la presenza dell’abside semicircolare (talora non sempre presente nelle chiese della zona) che si affaccia sul letto del torrente vicino; la chiesa al suo interno è completamente spoglia. Sono presenti tre finestre, due sul lato esterno e una sulla facciata a capanna (forse risalente al XVI-XVII° secolo) ed un semplice portale tardo romanico.

Dallo studio delle strutture (per le quali si ipotizza che in origine fossero addirittura a due piani per la presenza di un vano scale vicino all’ingresso principale4) si denotano due momenti principali della costruzione dell’eremo: il primo periodo, in cui si rileva la costruzione di un piccolo e primitivo eremo con annessa cappella destinata a conservare le spoglie del santo, che subì probabilmente notevoli danni nel 1224 durante una campagna militare dei senesi contro Grosseto; il secondo periodo fra il 1227 ed il 1250, in cui venne ricostruito con il consenso di Papa Gregorio IX, chiesa addossata compresa. Da quel momento in poi fu meta di pellegrinaggi che contribuirono alla prosperità della comunità divenuta ormai cenobitica.

Nel corso del XV secolo venne abbandonato dai Guglielmiti, che si dispersero in comunità più prospere, e l’eremo fu affidato da Papa Pio IV ad un signore locale. Dopo la metà del XVI secolo, a causa della guerra di Maremma (che interessò tutti i territori tra Piombino e lo Stato dei Presidi), subì nuovi guasti e venne disperso l’archivio monastico, e le sue strutture utilizzate come fortilizio.

Agli inizi del XVII secolo solo gli Agostiniani (ai quali, nel frattempo, l’eremo era stato affidato) si occuparono di piccoli lavori di restauro, per poi abbandonarlo definitivamente alla fine dello stesso secolo.

Share Button

Leave a Comment