Introduzione

Buona Parte della Provincia di Grosseto è composta dalle  terre facenti parte della Maremma, antica regione una volta chiamata Maritima Regia poi Maretima, Marimma  e infine, appunto , Maremma.
Terra fertile e ricca di risorse minerarie fu abitata dall’uomo fino da epoche molto antiche e offre reperti fin dall’ epoca del Paleolitico.
I primi insediamenti  stabili si iniziano a trovare nel neolitico anche se si intensificano nelle epoche successive.
Nell’età del bronzo i reperti ci testimoniano un incremento consistente della popolazione e si assiste al sorgere di abitati sempre più organizzati sul territorio.

Compaiono le necropoli ad incinerazione e si sviluppano i centri abitati nelle località che successivamente saranno occupate dalle importanti città etrusche. La pianura di Grosseto era  ancora  quasi completamente occupata dalle acque di una grande laguna che fu detta dai romani Lago Prile e che si era originata dal chiudersi di una grande insenatura  attraverso la formazione di un tombolo costiero. Il lago era navigabile ed in comunicazione con il mare aperto di fronte alle isole dell’arcipelago toscano, importante rotta commerciale del Mediterraneo, offriva asilo sicuro alle navi e sulle sue sponde tranquille sorsero le città di Vetulonia e Roselle.

La posizione strategica e la fertilità dei luoghi unita alla ricchezza dei minerali delle colline metallifere favorirono lo sviluppo della civiltà etrusca in queste terre e con lo svilupparsi della civiltà etrusca fiorirono i commerci marittimi, le necropoli divennero sempre più estese e i corredi sempre più ricchi.

Nel IV e III sec. a.C iniziò la progressiva opera di conquista romana che in breve portò alla completa latinizzazione del territorio. Alcune città etrusche scomparvero, molte vennero conquistate e romanizzate, altre invece si svilupparono maggiormente e alcune si ridussero a piccoli centri . Nell’area della Laguna di Orbetello venne dedotta la città di Cosa per poter organizzare il controllo territoriale di questa parte di Etruria. La viabilità etrusca, con il completamento dell’Aurelia, venne migliorata e resa più scorrevole soprattutto per raggiungere Roma.

Sorsero importanti ville agricole dove si coltivava le vigne e gli olivi e l’intero territorio venne completamente riorganizzato; i romani assorbirono alcune delle caratteristiche artistiche e culturali degli etruschi ma il popolo Rasenna (così si chiamavano gli etruschi)  scomparve  assorbito all’interno della cultura latina senza particolari contrasti. Nel primo periodo imperiale l’uso dei suoli cambiò radicalmente e di conseguenza anche il paesaggio subì profonde modifiche, le coltivazioni intensive lasciarono il posto ai seminativi e poi progressivamente ai pascoli e al latifondo. Le ricche famiglie di senatori romani contribuirono al formarsi di latifondi sempre più grandi e la terra finì per essere abbandonata.

L’ abbandono progressivo delle opere di canalizzazione e coltivazione quali opere di contenimento e simili, forse un cambiamento climatico e il declino dell’impero romano fecero si che il Lago Prile iniziasse ad asciugarsi e si trasformasse in palude così come molte altre delle terre lungo il litorale. Molti degli edifici di uso pubblico furono abbandonati o trasformati in strutture completamente diverse da quelle originali. Le strade diventarono insicure e tutta l’area subì un progressivo abbandono che contribuì a trasformare i giardini e gli orti di questo pezzo di Etruria nella Maremma aspra e crudele descritta più volte da Dante Alighieri nel Medio Evo.

Una testimonianza di questo periodo di trasformazione e passaggio a cavallo fra epoca antica e medioevo ci viene fornito da Rutilio Namaziano, scrittore romano in viaggio nel 417 verso la Gallia. Nel  suo toccante racconto di viaggio parla di un mondo alla fine, di un’epoca che muore dello stupendo paganesimo distrutto dal cristianesimo di un’epoca in declino ormai insicura e mortale le città sono semideserte, le basiliche e la legge non funzionano più, i templi crollano dato che nessun fedele adora più gli antichi dei. Le ville sono invase dalla vegetazione mediterranea e dagli animali selvatici, i campi abbandonati non producono più nulla. Ci spiega di non poter viaggiare lungo l’Aurelia perché  troppo pericolosa e di scegliere quindi il viaggio via mare passando anche dalle coste etrusche, dai porti in declino ormai privi delle grandi navi commerciali.

L’Etruria appare quindi come un  mondo morente che offre asilo a comunità cristiane di eremiti, a fuggiaschi da Roma invasa, un mondo di poveri contadini e pescatori.

Con il crollo di Roma le invasioni barbariche si intensificarono e dell’antico impero rimasero solo le rovine sempre più nascoste dalla macchia mediterranea, sempre più lontane e sconosciute.
Si intuisce che la popolazione diminuì molto e che trovò rifugio fra i ruderi delle ville romane o delle città in decadenza, i documenti storici sono pochi e sono limitate anche le testimonianze archeologiche.

Molti si spostarono nell’interno, abbandonarono le zone costiere ormai malariche e pericolose e  sorsero nuovi insediamenti che si basavano su una semplice economia agro-silvo-pastorale. Con il periodo feudale si sviluppò  l’incastellamento si affermò il dominio degli Aldobrandeschi.  Potente famiglia, di origine longobarda,  gente guerriera e nobile che non si diede una sede comitale ma che preferì per circa quattrocento anni spostarsi di rocca in rocca, di castello in castello a seconda delle stagioni e delle necessità. Solo la zona meridionale e parte del Monte Amiata rimasero fuori dalla grande contea aldobrandesca, dominata dagli Aldobrandeschi stessi o dalle altre famiglie nobili legate a loro dalle norme e le consuetudini del feudalesimo.

L’ Amiata entrò sotto il controllo dell’ Abbazia di San Salvatore al Monte Amiata e la zona più meridionale sotto quella laziale delle Tre Fontane . Intorno all’anno mille  il lago Prile si era ormai impaludato e non si poteva più navigare; il suo nome non viene più menzionato nei documenti. Il fenomeno della malaria divenne sempre più grave costringendo la popolazione a una vita nomade per sfuggire alla morte, tale pratica si sviluppò successivamente fino a diventare ben strutturata e prese il nome di Estatatura. Fino al 1800 tutti gli uffici e buona parte della popolazione lasciavano in estate la piana e fuggivano in alto a Scansano per poi ridiscendere con l’inverno quando la malaria mieteva meno vittime.

Lungo le coste sorsero torri di avvistamento per la difesa dai pirati saraceni. Gli Aldobrandeschi divennero i signori assoluti ma iniziò anche l’influenza di Siena e della Repubblica Marinara di Pisa.
Siena conquistò progressivamente i castelli di Maremma spesso distruggendoli mentre Pisa arrivò nel meridione, compresa l’Isola del Giglio, gli Aldobrandeschi nel 1300 raggiunsero il declino.

Infine  Siena  assorbì completamente la Maremma all’interno del proprio stato e ne divenen la padrona incontrastata fino a che nel 1557  fu Siena stessa a crollare e cedere i propri domini al granducato di Toscana dei Medici di Firenze che tentarono una prima  bonifica e un inefficace ripopolamento di queste terre ormai selvagge e pericolose. Si restaurarono le difese costiere edificando anche nuove torri e rocche, soprattutto nell’area delle Colline dell’Uccellina e si dotò Grosseto di una nuova cinta muraria.

La parte meridionale, Talamone, Orbetello e l’Argentario andarono a costituire lo Stato dei Reali Presidi Spagnoli direttamente amministrato dalla Spagna. Dal potente governo dei Medici la Maremma tuttavia non ne ricavò grandi miglioramenti  e continuò il suo declino fino a che i Lorena non arrivarono ad amministrare il Granducato di Toscana che ne presero le redini nel 1737 , incamerando, nel 1815, anche lo Stato dei Presidi.  Il buon governo dei Lorena attuò numerose bonifiche, separò la Provincia di Grosseto da Siena,  iniziò la costruzione di canali e dighe per il prosciugamento delle paludi. Venne data una risistemazione urbana a Grosseto rimasta fino ad allora quasi spopolata e in stato di abbandono. Molti paesi e città vennero dotati di magazzini del grano e di cisterne o acquedotti.

Si risistemarono i ponti e le strade, si edificarono nuovi porti e si cercò di potenziare i vecchi insediamenti. Grandi riforme vennero attutate anche nella burocrazia e nei sistemi gestionali, venne istituito il catasto e l’Ufficio dei fossi per la Bonifica, furono  concessi sgravi fiscali per chi investiva capitali e bonificava le terre in Maremma. Si seminarono i pini che vennero che poi sistemati sulla costa formarono le grandi pinete dei tomboli, dette per questo granducali. I Lorena edificarono o restaurarono grandi ville che divennero aziende produttive e di esempio per la comunità ed erano spesso in Maremma per la caccia e il controllo dei loro beni. Nel suo castello di Boemia Leopoldo Lorena II ,detto Canapone per il colore dei capelli, non dimenticò la Maremma neanche da esiliato;  in punto di morte,  chiese di essere ricordato con una semplice croce sulla strada della villa della Badiola vicino a Castiglione della Pescaia.

La Maremma, che cominciava con fatica ad uscire dall’abbandono subito dalla fine dell’epoca antica, venne nuovamente dimenticata all’annessione al Regno di Italia. Sotto la monarchia dei Savoia il disagio economico e sociale si acutizzo così come il senso di abbandono e il malcontento popolare trovò sfogo attraverso forme di ribellione nei confronti del governo un fenomeno frequente divenne il Brigantaggio costringendo lo stato a far intervenire l’esercito quando tuttavia  la popolazione continuava ad appoggiare i Briganti rendendo spesso inutile l’intervento delle forze dell’ordine.

Tuttora la gente di Maremma sostiene  che il Brigante Tiburzi fu ucciso dai carabinieri solo perché tradito da un marito geloso e non per l’efficenza e l’organizzazione dello stato unitario mentre Giolitti tuonò in Parlamento contro i nobili Maremmani che accusava di sostenere i Briganti. Solo dopo  la Prima Guerra Mondiale, in epoca fascista, furono riprese le bonifiche abbandonate alla fine dell’epoca dei Lorena. La diffusione del chinino e il prosciugamento delle aree palustri fecero progressivamente scomparire la malaria che tuttavia rimase fino a che la Maremma non venne cosparsa dal DDT nel secondo dopo guerra.

L ‘ Opera Nazionale Combattenti effettuò grandi opere e riforme agricole per incentivare la piccola proprietà e scardinare il latifondo . Si crearono nuovi insediamenti e arrivarono nuovi coloni  come i veneti dell’Alberese. Si proseguì la bonifica integrale con l’istituzione negli anni ’50 del ’900 dell’Ente Riforma Maremma. La riforma agricola eliminò completamente il latifondo favorendo lo sviluppo agricolo del territorio e le miniere delle Colline Metallifere tornarono ad essere sfruttate completamente offrendo lavoro a tanti minatori. Uno dei distretti minerari più grandi d’Europa, sorsero nuovi paesi legati allo sfruttamento minerario, centri come Ribolla e Niccioleta. Paesi interi di minatori. Luoghi di lavoro duro e di grandi tragedie. Tragedie i cui responsabili sono rimasti a lungo  sconosciuti o impuniti  come l’esplosione  di uno dei pozzi della miniera di carbone di Ribolla, dove persero la vita 43 minatori il 4 maggio del 1954.

Una realtà tremenda di sfruttamento e fatica che molti preferiscono dimenticare o non menzionare ma che ha forgiato il carattere e la cultura di molti maremmani e rimane parte integrante di questo territorio. Uomini  dimenticati  che hanno contribuito alla ricchezza della Maremma e al suo sviluppo  come chi ha bonificato e dissodato.

Nei decenni più recenti le miniere sono state chiuse e hanno preso sempre più importanza le attività economiche del terziario e soprattutto il turismo e l’agricoltura di qualità legata ai vini e all’olio . La Maremma, con grande fatica, ha recuperato  l’aspetto di giardino che gli Etruschi avevano contribuito a creare  e che i Romani tanto avevano amato.