Sovana

Posted by on lug 5, 2011 in Area del Tufo, Media bar | 6 comments

Sovana

Per l’importanza dei suoi monumenti e l’antichità del luogo è una delle mete più conosciute della Maremma anche se ormai è poco più di un borgo appartenente al comune di Sovana. Le origini della città sono estremamente antiche e sono state rinvenute tracce di epoca protostorica e villanoviana mentre VII sec. a.C. divenne uno dei più importanti insediamenti etruschi menzionata con il nome di Suana, quale alleata di Vulci contro Roma.

Nel III sec. a.C. venne conquistata dai romani, come quasi tutta l’attuale Maremma, ma gli abitanti, almeno fino al I sec. a.C conservarono maggiormente e per più tempo cultura, arte, lingua e scrittura della civiltà etrusca, segno di una maggiore autonomia. Sopravvisse alle incursioni barbariche dei Goti e dei Longobardi riuscendo a mantenere i propri ordinamenti municipali. L’attuale centro storico, che spesso compare con il nome di Soana, sorse nel Medioevo in prossimità dell’abitato etrusco lo sviluppo si deve principalmente al controllo della famiglia Aldobrandeschi, che già intorno all’anno mille vi fece costruire un castello. Sovana divenne quindi sede della omonima contea e la Contea di Sovana e quella di Santa Fiora, sono i due stati in cui fu diviso, nel 1274, il grande feudo dei Conti Aldobrandeschi.

Nel 1274 la contea di Sovana comprendeva, un grande territorio l’Area del Tufo, le Colline dell’Albegna e del Fiora, fino all’Argentario, a Capalbio e a Montalto di Castro nell’attuale Lazio. Alla fine del 1200, dopo lunghe e tormentate vicende, avvenne il matrimonio tra Romano Orsini e Anastasia Aldobrandeschi, ultima erede della nobile famiglia e figlia di Margherita Aldobrandeschi. Il matrimonio segna il termine del dominio della famiglia sul territorio e la contea passò agli Orsini che in breve trasferirono definitivamente la sede a Pitigliano. Siena continuò le proprie conquiste in Maremma e strappò alla contea numerose località fino a che la contea entrò interamente a far parte della Repubblica di Siena. A metà Cinquecento la caduta della Repubblica di Siena portò Sovana nelle mani dei Medici che la inglobarono nel Granducato di Toscana di cui ne seguì le vicissitudini fino all’annessione al Regno d’Italia.

A Sovana troviamo i ruderi della possente Rocca Aldobrandesca, eretta per difesa intorno all’anno mille e simbolo del potere degli Aldobrandeschi e della loro Contea. Di grande effetto il manto stradale in cotto a spina di pesce che riproduce l’antico pavimento (visibile in alcuni punti soltanto). Di grande prestigio e senso urbanistico la Piazza, detta del Pretorio, con gli edifici principali disposti in modo da rendere la piazza stessa una delle più interessanti della Toscana. Il Palazzo dell’Archivio, di epoca medievale, il Palazzo Pretorio, costruito nel 1200 restaurato più volte ed  modificato nel suo aspetto attuale con un intervento effettuato in epoca rinascimentale con la facciata sono murati gli stemmi di vari capitani di giustizia. La Loggetta del Capitano dove è stato posizionato un grande stemma della famiglia Medici. Sempre sulla piazza si apre la Chiesa di Santa Maria Maggiore, sorta in epoca duecentesca in stile romanico-gotico.

L’interno molto scuro è diviso in tre navate da grandi pilastri e conserva un fascino medievale spiccato. Di pregio il ciborio preromanico risalente all’alto Medioevo certamente di recupero da una chiesa più antica, forse la vicina San Mamiliano edificio che si presentava sotto forma di ruderi ben conservati di epoca altomedievale, in realtà edificati sulle fondamenta di un antico edificio etrusco-romano e ora restaurati (durante i lavori è stato ritrovato un tesoretto di circa 500 monete d’oro risalenti al V sec. che era stato nascoste sotto il pavimento della Chiesa stessa).

Accanto alla chiesa c’è il Palazzo Bourbon del Monte, costruito nel rinascimento e dotato di ampio loggiato al piano terra. Sulla via principale la Casa di Papa Gregorio VII, identificato da una targa, priva di documentazione storica. Non si può non mensionare la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, fra le chiese Romaniche più belle e interessanti della Toscana. Edificata fuori dall’abitato dopo l’anno mille su un preesistente edificio religioso ha  addossato il successivo, ma sempre medievale, Palazzo Episcopale.

Il complesso sorge alla fine dell’abitato in una splendida posizione, aperta verso la valle e le necropoli e di grande pregio appare il portale principale  collocato sul fianco sinistro della chiesa forse perché spostato al momento dell’edificazione del Palazzo Episcopale possente opera di scultura che assembla marmi eterogenei per provenienza e forse epoca storica ma riferibili comunque al Medioevo. L’interno di grande suggestione è diviso in tre navate e i capitelli mostrano di appartenere a stili e scuole differenti, di ispirazione classica, stilizzati con motivi vegetali e zoomorfi e uno, di particolare bellezza, completamente istoriato con storie della Bibbia. L’antica cripta di pregevole fattura con sei colonne ospita alcune ossa di San Mamiliano. Nella cattedrale sono inoltre ancora presenti un fonte battesimale risalente al periodo rinascimentale, un’acquasantiera, il sarcofago quattrocentesco di San Mamiliano, tracce di affreschi e alcuni dipinti.

LA NECROPOLI

Il territorio fa parte del Parco Archeologico del Tufo che si estende in una vastissima area tra Pitigliano, Sorano e Sovana. L’Area Archeologica di Sovana si trova a ovest del paese ed è posta più nella valle, lungo la strada che porta a San Martino sul Fiora. Oltre al valore storico-archeologico merita una visita anche per la bellezza dell’ambiente naturale dove le necropoli sono inserite. Le tombe presenti nella sola zona di Sovana sono un centinaio e si ritiene solo in parte censite ma spiccano fra tutte quelle del territorio del Parco sia per la grandezza delle strutture che per il numero molto consistente.

Ricordiamo la Tomba della Sirena (III sec a.C) a edicola, con una figura di sirena bicaudata (Scilla) sul frontone, la Tomba del Tifone (II sec. a.C) sempre ad edicola sul Poggio Stanziale, la Grotta Pola ( IIIsec a.C ) e soprattutto, la monumentale Tomba Ildebranda che riproduce a grandezza naturale il fronte di un tempio italico-etrusco con porticato a sei colonne che poggiano su un alto podio a cui si accede con due scalinate laterali. Risale al III- II sec a.C. la camera funeraria è raggiungibile attraverso un lungo corridoio centrale in discesa.

Di lato si apre un’ulteriore camera funeraria riferibile ad una tomba più antica (VI-V sec a.C) mutilata alla costruzione di Tomba Ildebranda. La Tomba, scoperta nel 1924 da uno dei fratelli Rosi, è stata indagata  da Ranuccio Bianchi Bandinelli e fu così chiamata in onore di Ildebrando di Sovana. Particolare anche il recente ritrovamento di una nuova tomba, detta del Genio Alato che mostra opere statuarie recanti ancora tracce di colore. Sul territorio sono inoltre presenti tombe a Dado e Semidado, dalla tipica forma scolpita nel tufo e a semplice pozzo nel terreno.

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