Le nostre terre: maremma e arcipelago toscano

Capalbio e Giardino dei Tarocchi

Il Medioevo e un gioiello di arte contemporanea

« Sono Capalbio felice, difeso dal leone senese dal quale sono protetto, e da queste prime mura restaurate a proprie spese e dalla altre mura che circondano le prime, correndo gli anni millequattrocentoquattro oltre i quali il mondo aveva girato dieci anni e più volte due. » (Gabriele D'Annunzio, traduzione della lapide di Porta Senese) Le parole di D'Annunzio ci presentano la porta sud della Toscana, famosa per lo splendido castello, l’ottimo cibo, le solitarie spiagge e il fervore culturale grazie al quale è conosciuta come la Piccola Atene. Molti gli artisti e gli intellettuali che nel tempo hanno frequentato, e frequentano, Capalbio. Tra essi Niki De Saint Phalle e Jean Tinguely che nella campagna capalbiese hanno lasciato una delle opere più spettacolari dell’arte contemporanea: il Giardino dei Tarocchi.

Approfondimenti

Il Giardino dei Tarocchi


Il Giardino dei Tarocchi è un parco artistico situato in località Garavicchio, nei pressi di Pescia Fiorentina, nel comune di Capalbio ideato dall'artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle, popolato da scintillanti statue ispirate alle figure degli arcani maggiori dei tarocchi. Niki rimase affascinata da Parque Guell di Antoni Gaudí a Barcellona,rafforzò la propria ispirazione al giardino di Bomarzo e in alcune ville con fontane e statue come Tivoli, grazie ad alcuni amici (Famiglia Caracciolo, che donarono i terreni) arrivò a Capalbio dando inizio alla costruzione del Giardino dei Tarocchi nel 1979, realizzando il sogno magico e spirituale della sua vita.

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Puccini a Capalbio e la Maremma


L’avvocato Puccioni, che gli fu per anni compagno di caccia in Maremma e che scrisse poi un libro su Puccini e Capalbio racconta che la «prima» della «Tosca» è del 1898, al Teatro Verdi di Firenze, che l'anno precedente l'opera era quasi terminata, e Puccini ne aveva parlato con qualche amico mentre camminava per raggiungere il «rialto» di una cacciata al cinghiale, o sul barchino, fra le cannucce della palude di Burano aspettando le folaghe, o quando era ospite dei suoi amici Marco e Bianca Collacchioni, signori del castello di Capalbio e dell’enorme latifondo delle terre intorno.

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Il brigante tiburzi


Tra tutte le storie leggendarie di Maremma, particolare è quella che racconta la vita di Domenico Tiburzi, il più famoso brigante della nostra terra. La storia di Domenichino, così veniva chiamato per la sua bassa statura, è una storia avventurosa e piena di leggende: a ogni maremmano, i nonni, ne hanno raccontata almeno una legata alle sue "malefatte". In Maremma i primi casi di brigantaggio risalgono al XIII secolo, anche se la diffusione del fenomeno si concentra nella seconda metà dell’800 e arriva fino agli inizi del ‘900 e la morte di Tiburzi prima e quella del suo fido compagno Luciano Fioravanti poi segnarono la fine del brigantaggio nel grossetano.

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